Oltre la legge della giungla
Nel mondo complicato in cui viviamo, dove il diritto internazionale viene continuamente calpestato, ci troviamo a dover rivalutare un concetto atavico: è vero oppure no che il più forte ha sempre ragione? Questo quesito scaturisce da una situazione in cui, di tanto in tanto, sul proscenio di questo pianeta appare qualche potente che, ergendosi a indiscutibile sovrano universale, si attribuisce il diritto di sconvolgere gli equilibri esistenti, commettendo inconcepibili soprusi verso popoli, non di proprio dominio, militarmente o economicamente più deboli. La concezione del mondo di questi “potenti” è stata più volte rigettata dalla storia, la quale insegna che la civiltà umana è evoluta attraverso il contatto collaborativo con i propri simili. Se fosse vera e attuabile la legge del più forte, probabilmente vivremmo ancora nelle caverne o contenderci lo spazio vitale con le clave.
Renzo Pegoraro
8/12/20263 min leggere


Nel mondo complicato in cui viviamo, dove il diritto internazionale viene continuamente calpestato, ci troviamo a dover rivalutare un concetto atavico: è vero oppure no che il più forte ha sempre ragione? Questo quesito scaturisce da una situazione in cui, di tanto in tanto, sul proscenio di questo pianeta appare qualche potente che, ergendosi a indiscutibile sovrano universale, si attribuisce il diritto di sconvolgere gli equilibri esistenti, commettendo inconcepibili soprusi verso popoli, non di proprio dominio, militarmente o economicamente più deboli. La concezione del mondo di questi “potenti” è stata più volte rigettata dalla storia, la quale insegna che la civiltà umana è evoluta attraverso il contatto collaborativo con i propri simili. Se fosse vera e attuabile la legge del più forte, probabilmente vivremmo ancora nelle caverne o contenderci lo spazio vitale con le clave.Certo l’uso della forza può avere successo in una battaglia o imporre condizioni economiche e sociali a una comunità priva di mezzi o ritenuta incapace di reagire, ma non possiede il potere alchemico di trasformare un’ingiustizia in verità. La legge del più forte è, in realtà, solo un esercizio di potere che nasconde una profonda fragilità intellettuale e morale: chi deve ricorrere alla prevaricazione ammette implicitamente di non avere argomenti validi per convincere il prossimo. Il diritto, la democrazia e le istituzioni internazionali sono nati proprio come argine a questa logica primitiva. Tali strutture di controllo e di convivenza rappresentano lo sforzo collettivo dell’umanità volto a stabilire il principio che la giustizia non può essere conseguita con la forza, ma attraverso la logica, l'etica e il consenso. Infatti, la storia ci ha dimostrato che i regimi basati esclusivamente sulla “legge del più forte” si sono rivelati instabili ed effimeri, destinati a sgretolarsi per mancanza di legittimità morale e a lungo andare del consenso dei propri sudditi.
Nelson Mandela è assurto a simbolo di questo capovolgimento. Per ventisette anni, rinchiuso in una cella di pochi metri quadrati, egli è apparso agli occhi del mondo come "il debole", l'uomo sconfitto da un sistema, l’apartheid, che affermava di voler dare ai vari gruppi etnici la possibilità di condurre il proprio sviluppo sociale in armonia con le proprie tradizioni, ma che, di fatto, mirava a realizzare la segregazione razziale. Mentre le mura del carcere cercavano di annichilire il fisico dell’uomo, la statura morale di Mandela cresceva fino a diventare una forza che ha fatto tremare i suoi carcerieri. Egli non ha vinto perché era il più forte militarmente, ma perché la sua ragione era più alta, più nobile e, alla fine, più resistente di qualsiasi coercizione.
I potenti del mondo odierno faticano ancora d’imparare una lezione inconfutabile della storia: la forza può imporre l’obbedienza, ma non il rispetto dei loro sottoposti. Con il potere e la forza si può schiacciare un corpo, ma non si può soffocare un’idea che ha radici nella giustizia. Quando la violenza prova a farsi legge, essa scava la sua stessa fossa, perché non può generare nulla di nobile e accettabile. Oggi possiamo trovare molti esempi in cui l’uso della forza e della prevaricazione non porta a soluzione conflitti che, originariamente, si reputavano “una semplice passeggiata”, considerata la differenza delle forze contrapposte.
Anche nel mondo digitale, la censura e i tentativi di manipolazione dell'informazione mostrano che il "più forte" (chi controlla i mezzi) cerca disperatamente di avere ragione. Eppure, la rapidità con cui le ingiustizie vengono denunciate e condivise dimostra che la coscienza collettiva è un tribunale molto più potente di qualsiasi atto di forza.
Il percorso verso la giustizia non è però un cammino scontato, ma una conquista da difendere ogni giorno. Come ha ricordato con fermezza il Presidente Sergio Mattarella: “il ritorno alla legge del più forte non rappresenta mai una forma di pragmatismo, ma un tragico salto all’indietro verso la barbarie. Quando le regole del diritto vengono calpestate in nome della potenza militare o economica, non si sta solo risolvendo una disputa, si sta distruggendo l’architettura stessa della convivenza umana”. Nelson Mandela ci ha dimostrato che un uomo solo, armato solo della propria integrità, può far crollare un intero sistema oppressivo. Mattarella ci avverte che, se permettiamo a quel sistema di tornare sotto altre spoglie, rinunciamo a tutto ciò che ci rende umani.
In definitiva, la ragione non ha bisogno di eserciti per essere vera, mentre la forza ha un disperato bisogno di bugie per apparire giusta. Spetta a noi, come cittadini e come esseri pensanti, non rassegnarci mai all'idea che chi colpisce più duro abbia l'ultima parola. Perché la storia, alla fine, non appartiene a chi ha messo in campo le azioni più violente, ma a chi ha saputo servire la verità.
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